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Storia, Arte e Poesia by Giovanni Morra

BAGLIORI FULGENTI

23-02-2025 17:35

Giovanni Morra

POESIA,

BAGLIORI FULGENTI

una riflessione critica sul presente, contro l’indifferenza e la superficialità, la via alternativa della cultura, della memoria e del senso di appartenenza.

Bagliori fulgenti

 

Non parteciperò alla danza fumosa
dei fatui auguri che girano a stormo,
e miro da fuori il carosello giocondo
dei volti lieti sulle scene del mondo.

 

Conterò pochi compagni di strada

per figurare scenari perduti

di terre irrigue e acque palustri,

disvelare nobili pietre vetuste,

retaggi di storia e di vite sofferte

al sole dei campi, agli strazi di guerra.

 

Bagliori fulgenti tra cortine di grigio cemento,

schiudono porte sul travagliato passato,

recano moniti al mondo presente,

frenetico, ignaro, distratto e sfuggente.

 

Vestigia antiche dell’atavico borgo,

custodi silenti di storia comune,

occulte radici di una precipua cultura,

riferimento perenne di identità perdute.

 

Si destano ora dal loro torpore,

si riaprono ai giochi incessanti della vita,

alle voci di una comunità ancor viva,

al sogno incantato di una poesia.

 

Commento critico 

In Bagliori fulgenti la memoria non si traduce in nostalgia fine a sé stessa, ma diventa uno sguardo critico sul presente e una silenziosa aspirazione al futuro. La poesia si sviluppa come un itinerario interiore che conduce dall'osservazione disincantata della superficialità contemporanea alla riscoperta delle radici storiche e culturali di un borgo, fino alla visione conclusiva di una possibile rinascita.

L'incipit colpisce per la scelta di un volontario distacco: il poeta rifiuta la «danza fumosa dei fatui auguri» e osserva «da fuori» il «carosello giocondo» delle «scene del mondo». L'immagine del mondo come rappresentazione teatrale diventa metafora di una società distratta dall'effimero, incapace di riconoscere il valore della memoria.

Da questo rifiuto nasce un cammino opposto: insieme a pochi «compagni di strada», il poeta ricostruisce mentalmente gli antichi paesaggi, riportando alla luce «nobili pietre vetuste», testimonianze di una storia fatta di lavoro, sacrificio e identità condivisa. Le vestigia non sono semplici reperti archeologici, ma segni vivi di una civiltà che continua a parlare al presente.

Particolarmente significativa è l'immagine dei «bagliori fulgenti tra cortine di grigio cemento»: il contrasto fra luce e cemento sintetizza efficacemente il rapporto tra passato e modernità, mostrando come la memoria riesca ancora a squarciare l'omologazione del presente e a offrire orientamento a una società «frenetica, ignara, distratta e sfuggente».

L'ultima strofa rappresenta il momento liricamente più alto della composizione. Per alcuni versi il lettore assiste alla rinascita del borgo, lo vede destarsi, riempirsi di voci e ritrovare la propria vitalità. Solo l'ultimo verso svela che quella scena appartiene «al sogno incantato di una poesia». È una soluzione di notevole efficacia: il poeta non pretende di descrivere la realtà né di profetizzare il futuro, ma affida alla poesia la capacità di anticipare, attraverso l'immaginazione, ciò che il cuore continua a desiderare. Il sogno non cancella la realtà; la illumina, lasciando nel lettore una malinconia feconda e, insieme, il desiderio che quella visione possa un giorno diventare vita.

Con uno stile sobrio, ricco di immagini simboliche e privo di enfasi retorica, Bagliori fulgenti propone una riflessione di forte valore civile: la rinascita dei luoghi non dipende soltanto dal recupero delle pietre, ma dalla riscoperta della memoria collettiva e del senso di comunità. La poesia diventa così custode del passato e, nello stesso tempo, seme di futuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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