Vita e poesia
Versi forgiati nel tempo
per dipingere le faville dell’anima
e ammansire inquieti pensieri,
ritornano dolci, di notte,
a rinfrancare la mente spossata
dagli indomiti echi del giorno.
Rivivono nel buio silenzio
suoni, pause e cadenze;
armoniche rime, voci e colori.
Si schiude la mente all’incanto
e, nelle provate tempie,
van diradandosi i foschi nembi.
Nel terso orizzonte le eteree parole
si succedono lievi
lungo le vie che aprono ai sogni,
e accarezzano l’aria come gabbiani
quando, placidi, ondeggiano in volo.
Così si riaffacciano i mondi
dei miei vissuti stati dell’essere,
del mio molteplice vivere e amare.
E con essi riappaiono i tormenti sopiti,
le passioni svanite, i dolori attutiti.
Ma io non son più quel di allora,
né essi son veri e ancor vivi.
Sono colori nel mio dipinto della vita,
fiori di umanità colti lungo il cammino,
scoperte di incanti vicini, eppure distanti.
Non è la realtà che incontri per via;
è solo, e semplicemente, mera poesia.
Commento critico
Vita e poesia è un testo di limpida maturità espressiva, in cui il poeta riflette sul ruolo stesso della parola poetica, sulla sua funzione consolatoria, rivelatrice e trasfigurante. Fin dai primi versi — “Versi forgiati nel tempo / per dipingere le faville dell’anima” — emerge la consapevolezza che la poesia nasce da un lavorìo lento e profondo, in cui l’emozione viene sublimata in forma. L’immagine delle “faville” introduce il tema della luce interiore, di ciò che brilla nell’intimità e che solo il verso può rendere visibile.
Il tono è meditativo, caldo, e introduce subito l’idea della poesia come conforto: i versi tornano “dolci di notte”, nel momento del raccoglimento, quando la mente cerca sollievo dagli “indomiti echi del giorno”.
Nella seconda parte, la parola poetica è musica e colore: “suoni, pause e cadenze” restituiscono il ritmo stesso del pensiero che si placa. Le “provate tempie” e i “foschi nembi” alludono alla fatica quotidiana, ma anche al processo stesso dell’ispirazione che, dissolvendo il caos, apre all’“incanto”.
Nella terza strofa si passa da un registro sonoro a uno più nettamente figurativo. Le parole diventano “eteree”, pacate, quasi sospese; si muovono quiete “lungo le vie che aprono ai sogni”. L’immagine dei gabbiani è tra le più riuscite dell’intera composizione: elegante nella semplicità, restituisce la sensazione del verso che si libra, che accarezza l’aria, che trova un suo ritmo naturale.
Segue una sezione dedicata alla memoria: il poeta rivede i “mondi” del suo passato, i “vissuti stati dell’essere” e le passioni sopite. La poesia diventa così uno spazio in cui emozioni, passioni e dolori riemergono, ma senza travolgere: è una memoria già filtrata, già compresa.
Il punto di svolta è netto e necessario: “Ma io non son più quel di allora”. La poesia riconosce la distanza tra ciò che è vissuto e ciò che viene evocato. Il nuovo verso — “né essi son veri e ancor vivi” — rende perfettamente questa consapevolezza: ciò che riaffiora non è più la vita com’era, ma la sua immagine, la sua traccia. Ed è qui che emerge una delle intuizioni più felici della poesia: il passato come “colori nel mio dipinto della vita”, “fiori di umanità colti lungo il cammino”. È il momento in cui la poesia smette di essere semplice rievocazione e diventa interpretazione, trasfigurazione estetica dell’esperienza.
Il verso “Scoperte di incanti vicini, eppure distanti” sintetizza magistralmente il senso dell’intera composizione: la poesia illumina ciò che è prossimo ma invisibile, ciò che l’abitudine oscura. È una forma di conoscenza sensibile, un vedere oltre la superficie.
La chiusa è limpida, pacata, definitiva:
“Non è la realtà quotidiana che incontri per via;
è solo, e semplicemente, mera poesia.”
Il termine “mera” non è svalutativo: sancisce la distinzione tra realtà e parola poetica, riconoscendo alla poesia una sua natura autonoma e irriducibile. La poesia non sostituisce la vita: la interpreta, la distilla, la illumina.
Nel complesso, il testo è solido, coerente, chiaro, maturo, e molto personale.
Una poesia che riflette non solo sulla poesia, ma sul rapporto tra tempo, memoria ed esperienza umana.
